“Vince chi smette”: non poteva esserci slogan migliore per promuovere il progetto di Caritas italiana per liberare le persone dalla dipendenza dalle pratiche d’azzardo. Volutamente scompare la parola “gioco d’azzardo” perché il gioco è ben altra cosa e più salutare: rilassa, produce positivi stimoli emotivi, crea socialità…
Presentato a Roma lo scorso 20 febbraio, presso la sede di Caritas, ha visto anche la partecipazione del direttore della Caritas diocesana di Alife-Caiazzo don Alessandro Occhibove: l’osservatorio locale, infatti, di cui la Caritas è protagonista attiva, fa i conti quotidianamente anche con povertà mentali e materiali causate da ludopatia; in Italia infatti la spesa per il gioco supera spesso quella primarie necessità di vita come le cure mediche e il riscaldamento. Il progetto nazionale che risponderebbe ai requisiti che localmente la Caritas ha individuato al fine di contrastare il fenomeno. Puntare ad aumentare la consapevolezza dei rischi che corrono i giocatori e ancor di più come il fenomeno dell’azzardo – in cui sfociano spesso le esperienze nate come passatempo – alimenti un sistema malavitoso che gestisce ingenti ricchezze.
“La pratica dell’azzardo toglie dignità e giustizia. ‘Vince chi smette’ è uno dei progetti giubilari perché ci aiuta ad aumentare la consapevolezza nelle nostre comunità rispetto ai rischi connessi alla pratica dell’azzardo, che non è mai un gioco. Liberare le persone dalle varie forme di dipendenza, come la pratica dell’azzardo, significa restituire dignità”. Così don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana ha spiegato ai presenti il significato dell’iniziativa realizzata in collaborazione con la Federazione italiana delle comunità terapeutiche (Fict).
“Il fenomeno dell’azzardo – viene ricordato in un comunicato diffuso dagli organizzatori in occasione della presentazione – ha assunto negli ultimi anni una dimensione preoccupante e non si registrano proposte e scelte politiche in grado di realizzare adeguate misure di contrasto, prevenzione e sostegno. Se il gioco è un esercizio singolo o collettivo liberamente scelto a cui ci si dedica per passatempo, svago, ricreazione, o con lo scopo di sviluppare l’ingegno o le forze fisiche, nell’ambito dell’azzardo, l’attribuzione della qualifica di gioco è del tutto fuori luogo. L’azzardo è infatti un’attività in cui ricorre il fine di lucro, nella quale la vincita o la perdita sono elementi aleatori (l’elemento determinante è il caso), e l’abilità, la capacità o l’esperienza altrimenti riscontrati nel gioco, hanno un’importanza trascurabile ed ininfluente”.
Slot machine, gratta e vinci, scommesse e concorsi a premi sottraggono annualmente agli italiani circa ottantacinque miliardi di euro, rappresentando una spesa per le famiglie che si avvicina a quella per il cibo e supera quella per il riscaldamento domestico e le cure mediche spiegano gli organizzatori ricordando che dal 2013 il fenomeno della dipendenza da gioco “è riconosciuto come patologia perché l’azzardo può dar luogo a una condizione patologica di dipendenza, consistente nell’incapacità cronica di resistere all’impulso del gioco, con conseguenze anche gravemente negative sull’individuo stesso, la sua famiglia e le sue attività professionali”.
Fonte Clarus