L’appello alla carità ha funzionato. In tanti hanno aderito alla raccolta di beni da destinare ai detenuti del Carcere di Carinola. Attraverso le Caritas delle Diocesi di Teano-Calvi, di Alife-Caiazzo e di Sessa Aurunca, il vescovo Giacomo Cirulli ha chiesto la partecipazione di tutte le comunità parrocchiali ad unirsi nella raccolta di biancheria intima da uomo alle oltre 400 persone che attualmente risiedono nella casa circondariale “G.B. Novelli” diretta dal dott. Stefano Martone.
Appello, quello del Pastore, che si inserisce in una più ampia attenzione che Mons. Cirulli manifesta e concretizza nei confronti degli ospiti della struttura e del personale che vi lavora.
Un gran lavoro di squadra coordinato dalla Pastorale carceraria delle tre diocesi altocasertane seguite dal cappellano don Carlo Zampi, che ha visto recapitare numerosi pacchi di doni a Carinola.
Si sono susseguite le consegne da parte delle Caritas diocesane, tutte espressione della piccola e grande generosità venuta da singole parrocchie o dal coordinamento che le Caritas Diocesane sono riuscite a creare sui territori. Maglie, slip, boxer, calzini, anche prodotti per l’igiene personale autorizzati dalla Direzione del carcere, sono giunti sul posto: un segno che porta sollievo ai residenti della casa circondariale, che fa sentire vicinanza e sostegno a quanti tra le mura fredde di quel luogo vivono non solo la solitudine ma la consapevolezza della povertà delle famiglie di origine o talvolta la totale assenza di esse e quindi privi di beni essenziali. Da parte di chi ha donato, invece, un gesto che incarna la carità che nel Vangelo Cristo stesso esprime con le parole “ero nudo e mi avete vestito”: la materialità del dono è però superata dal valore più alto di chi con tale scelta ha rivestito di dignità quel fratelli di cui non si conosce il nome ma si interpreta il disagio interiore, il dolore del cuore.
Il filo diretto con il Carcere di Carinola, grazie all’impegno delle tre Caritas dell’Alto casertano, permette così di avere una luce sempre accesa sui bisogni di questa categoria “ultima”, anonima, spesso volutamente ignorata eppure capace – come in quest’ultimo caso – di suscitare un movimento di cuore e di azioni in chi ha accolto l’appello del Vescovo. Un impegno per niente nuovo e già con solide radici quello che i direttori e i collaboratori delle tre Caritas diocesane da tempo esprimono nei confronti del Carcere con donazioni che puntualmente rispondono ai bisogni sempre urgenti dei detenuti.


